Si conclude Sanremo 2026 con un podio che mescola la tradizionale melodia sanremese con le giovanissime contaminazioni musicali degli ultimi tempi. Così al terzo posto arriva la musica pop-disco di Ditonellapiaga, sul secondo gradino l’entusiasmo del post-rap del giovane Sayf e, sul podio, la canzonetta italo-napoletana di Sal Da Vinci.
Tre generazioni, tre stili, tre contenuti diversi, che sembrerebbero attraversare l’arco della vita, con un ragazzo che ricorda alla fidanzata che le piace tanto, una donna che racconta come i passaggi di transizione della sua vita e un uomo, ormai maturo, che celebra la solidità di un matrimonio.
Sal Da Vinci, il vincitore che, con Per sempre sì, ha dimostrato che cantare in napoletano non è l’unico modo per esprimere la napoletanità. La canzone esplora la scontata promessa di esserci per sempre, non per imporre il dominio maschilista, ma come condizione romantica che dà valore alla vita: “Senza te non vale niente“. Il testo richiama valori come la fedeltà e la cura, ricordando che il rispetto dell’altro/a passa attraverso l’impegno. Del resto, difronte alle difficoltà, prima di scappare, si potrebbe provare a ricercare le motivazioni di quel sì, per testarne la fragilità.
La canzone di Sayf racconta un amore più giovanile, toccando anche temi sociali che, realisticamente, si intrecciano con il vissuto dei ragazzi. Il messaggio principale, nel suo insieme, a nostro modo di vedere, riguarda la ricchezza dell’interculturalità. Sayf ricorda che l’identità individuale non è un pericolo, ma un’opportunità. Origini diverse possono convivere e generare qualcosa di inclusivo, dove la diversità piace perché rende unici.
Il terzo posto di Ditonellapiaga è uno sfogo ironico e liberatorio contro l’ossessione per la perfezione, puntando il dito contro lo stile massificato imposto dai social e che passa attraverso la superficialità di uno stile di vita che tende a conformarsi alle convenzioni sociali. Una canzone che autorizza a provare “fastidio” e a essere imperfetti, senza preoccuparsi delle aspettative.
Degno di nota, con l’impegno di approfondimento, il testo di Male necessario, di Fedez e Marco Masini, canzone giunta al quinto posto in classifica, ma che vince il premio come miglior testo. Tra le righe il crollo delle figure idealizzate: “Ogni padre inizia come fosse un Dio, ma poi finisce che diventa un alibi”. Una sorta di richiamo alla resilienza emotiva, quando il dolore e gli errori diventano tappe “necessarie” per crescere e smettere di cercare colpevoli, assumendosi la responsabilità della propria felicità.
Ancora, a mo’ di autocitazione, in altri spazi dedicati, andiamo ad approfondire, tra l’altro, il messaggio delle donne, ripercorrendo l’itinerario evolutivo cantato da Arisa o il viaggio nell’infanzia, alla ricerca della mamma, di Serena Brancale.




