L’attenzione sulla piaga dei bambini soldato non può e non deve calare. Quella che Nigrizia denuncia da anni è una realtà brutale: figli di famiglie sterminate o strappati con la forza alle proprie case, questi minori vengono addestrati all’uso delle armi, trasformati in carnefici costretti a uccidere per non essere uccisi.
Secondo gli ultimi rapporti dell’ONU, i Paesi che arruolano minori sono una quindicina, concentrati principalmente nel continente africano.
Molti di questi ragazzi, oltre all’adolescenza negata dalle armi, subiscono abusi sistematici da parte delle autorità e dei gruppi armati. Le ragazze, in particolare, ufficialmente impiegate come cuoche o portatrici, rischiano di essere ridotte a schiave sessuali.
Paradossalmente il principale “vivaio” dove reclutare manodopera è proprio la scuola. Il tasso di abbandono scolastico in alcune zone è superiore al 50% e coinvolge ragazzi che non concludono l’anno perché la scuola cessa di essere un luogo sicuro.
Bisogna avere il coraggio di riconoscere che questa tragedia è alimentata da interessi globali. L’Occidente non è, infatti, spettatore passivo, ma alimenta i conflitti attraverso il commercio di armi leggere e la corsa al controllo delle risorse naturali. Denunciare il fenomeno, in effetti, significa mettere in discussione il nostro stile di vita, a partire, ad esempio, dalla scelta degli Istituti di credito, debellando le banche “armate” che finanziano il commercio internazionale di armi e/o le multinazionali che devastano i Paesi poveri con i loro insediamenti industriali.
Cosa si può fare? Alcune pratiche concrete:
Usare i social media per diffondere l’informazione alternativa, dopo aver individuato e selezionato fonti serie, universalmente riconosciute.
Informarsi sulla provenienza dei prodotti e boicottare le aziende che utilizzano manodopera minorile.
Investire nell’istruzione, supportando i progetti educativi nelle zone di conflitto.
Il futuro lo stiamo costruendo oggi, con le scelte che facciamo e l’adesione alle battaglie che non si possono ignorare.
passionEducativa continua a lavorare su progetti concreti che mettano l’istruzione al centro, convinti che la pedagogia sia la forma più alta di resistenza.
Fonte: www.nigrizia.it




