giovedì, Aprile 23, 2026
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Vorrei dire buon Natale, se non facesse tanto male

di Francesco Di Chiara –

Ogni anno, in prossimità del Natale, mi ritrovo a pensare al mio presepe ideale, cercando quella integrazione tra fede e vita ricercata da pochi e pure tanto auspicata dalla Chiesa. L’annuncio dell’angelo ai pastori non lascia dubbi, la promessa di Dio si è avverata in tutta la sua dimensione profetica rivelando, nel suo splendore, il contrario della rilevazione: la nascita di Gesù resta un mistero!

Un mistero che continua a celebrarsi nella storia, rendendo il Natale attuale. L’originalità del messaggio evangelico è risaputa: Cristo non ha scadenza. Quell’oggi proclamato dall’angelo esprime la presenza del Messia nel presente.

Guardiamo al mondo in cui viviamo e ci rendiamo conto della necessità di globalizzare la speranza. La versione del presepe, per il Natale 2025, parte dalla stalla di Betlemme, per estendersi vero un territorio diviso e conteso, per poi aprirsi a terre dai tanti volti, bruciati, violati, abusati, abbandonati, ricercati, conquistati, rubati …

Ecco i pastori del tradizionale presepe napoletano, che dovremmo trovare sulle bancarelle di San Gregorio Armeno: gli immigrati sui barconi e le donne violate nella loro dignità, i martiri palestinesi e i figli d’Israele, i poveri che non possono aspettare e chi attende di sedersi a tavola la notte di Natale per rialzarsi all’inizio dell’anno nuovo, i cuori solitari di una notte che vedrà nascere il Figlio di Dio e morire il Figlio dell’uomo.

Vorrei dire a tutti buon Natale, ma mi farebbe davvero tanto male!

Auguri … ne abbiamo davvero tanto bisogno!

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