domenica, Aprile 19, 2026
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Papaleo vs Zalone, vince il bene comune

di Alessandro Grimaldi –

L’ultima proposta di Rocco Papaleo guarda al Bene comune come punto di partenza e d’arrivo, ricalcando i passi di Basilicata Coast to Coast, attraverso la metafora della strada, di recente espressa anche dal Buen camino di Zalone.  Non solo un viaggio personale alla ricerca di se stessi, ma soprattutto il volo di un’anima collettiva ferita che si riscopre risorsa sociale.

È questa la differenza con Buen camino: la strada di Zalone è il luogo dello scontro culturale, in Bene comune l’itinerario è curativo per la sua coralità.  

Come nel film dello scorso Natale, anche qui si parte da una chiesa, in questo caso abbandonata, che all’occorrenza si anima per mettere in scena la rappresentazione simbolica della complessità di una società che fatica a staccarsi dal passato. Il riferimento al viaggio della zia a Lourdes – dove parte sana e torna con la gamba rotta – ribalta la prospettiva e il miracolo non è più una guarigione, ma l’imprevisto che ti costringe a cambiare prospettiva. Così, lungo il cammino si può andare avanti come il vento e quando incontri un ostacolo che non puoi spostare, cambi strada. Non è una sconfitta, ma un atto di coraggio che ti permette di riprendere la tua vita in mano, adattandoti all’ambiente e agli altri.

Per quanto ci riguarda, l’ambientazione vagamente naïf, restituisce la ricchezza dei colori delle aree interne del Sud Italia, contrapponendole alla città. Due modi di sognare, che il protagonista pone a confronto: da una parte i cittadini, i cui sogni sono “precisi”; dall’altra la gente di paese, che sogna “a vanvera”.

A differenza della guida “illuminata” che accompagnava a Sandiago, il cammino indicato dell’ex maresciallo istruttore Biagio (Papaleo), è una necessità condivisa. Il punto di vista è chiaro: non sei l’unico che ha qualcosa da raccontare, ma con te ci sono persone con storie diverse che devi ascoltare per comprendere la vita, oltre le apparenze, permettendo che i racconti si intreccino per uscirtene migliore.

L’oggetto “transazionale” con il quale identificarsi per liberare ciò che siamo è l’albero, con il suo profondo valore allegorico, in particolare il pino loricato. Questo monumento secolare, nonostante sembri lasciarsi influenzare dalle tempeste, sopravvive all’intemperie e segue il sole.

Così, l’animo poetico di Biagio confrontandosi con la teatralità di Raffaella (Vanessa Scalera) comprenderà che quando ognuno di noi recita sul palco della vita, non entra nel personaggio, ma lascia che il personaggio entri in lui. Questo processo interiore suggerisce che l’evidente apparenza arriva dall’esterno, mentre ciò che siamo realmente si nasconde internamente.

Le storie, una “migliore” dell’altra, trascendono la presunta banalità delle questioni sociali toccate, ricordandoci la drammaticità dei retroscena esperienziali. Le ragazze, condannate per reati diversi, sono le prime vittime del sistema, insieme a chi sembrerebbe aver rappresentato quello Stato che le ha recluse, dopo aver mostrato il suo volto più ipocrita.  

Il messaggio che arriva da questo film ci piace riassumerlo in questi termini: il bene comune non è un bene materiale collettivo, ma è la messa in comune del vissuto. Lungo il cammino Zalone apprende qualcosa su di sé attraverso gli altri, in Bene Comune, il gruppo arriva alla meta capendo che la propria storia individuale ha valore solo se serve a nutrire la storia degli altri.

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